Turisti nel caos

In una città come Roma la quotidianità la si incontra ad ogni incrocio, in ogni via, in ogni istante.

Tutto è quotidianità, la metro che tarda, il verde del semaforo che consente a turisti e cittadini di attraversare Via del Corso.

La vita di quei turisti ha i suoi rituali, gesti ripetuti da molti se non da tutti, le foto davanti al Colosseo, la moneta gettata dentro fontana di Trevi, il gelato gustato su una panchina di Piazza Navona prima di visitare il prossimo monumento.

Chi vive la città, ed in particolare il centro storico, come luogo di lavoro osserva quei gesti, talvolta goffi tal’altra allegri, come un qualcosa di già visto, di ripetitivo e quotidiano. Il cittadino romano che incrocia quei gruppi che sciamano per le vie del centro come magma raccolto ed assorto, composto da teste avvolte dalle cuffiette dove poter ascoltare le notizie date della guida, sa già dove si stanno dirigendo e cosa faranno, quali gesti compiranno per lui scontati e, forse, inutili. Ascolta per l’ennesima volta la voce della guida che spiega la storia della costruzione del Pantheon o della Fontana dei quattro Fiumi e finisce per impararla lui stesso, magari commentando “Ne sa più un turista che me….”.

Ma per uno di quei turisti che vagano, spesso in gruppi numerosi, apparentemente senza meta, quanto è quotidiano quell’istante, quelle foto ricordo scattate davanti ad un monumento di una città unica al mondo, quanto è magico poter dire: “sono stato a Roma”.

Quel magma, composto da volti tutti diversi ma tutti uguali è l’obiettivo di questo progetto fotografico che prova a dare visibilità a ciò che la città tende a schiacciare sullo sfondo a rendere uniforme, scontato, ripetitivo e quotidiano.

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